Giovanni di MotoAction: il meccanico del mese!  Agosto 2026

«Senza motori io non so vivere»

Giovanni, trent’anni di officina alla Moto Action di Scafati. Una passione nata a tredici anni tra i vicoli di Napoli, gli anni d’oro dei due tempi, e un chirurgo a cui ha risposto che senza moto avrebbe potuto soltanto morire.

Sull’insegna c’è scritto Motoaction. Ma dentro, tra il banco e il ponte sollevatore, c’è un uomo che in quel capannone potrebbe tranquillamente prendere la residenza: perché quella, più che un posto di lavoro, è casa sua.

Si chiama Giovanni, e da trent’anni mette le mani nei motori delle moto di mezza provincia, nell’officina di Scafati fondata dal signor Vincenzo Cirillo. Non ha un ufficio stampa, non fa video, non ha una pagina con i follower. Ha un banco, una cassetta degli attrezzi e una fila di moto che aspettano il loro turno come pazienti in sala d’attesa.

Duemila anni fa, a Roma, uno dei più grandi intellettuali di sempre avrebbe alzato un sopracciglio davanti a un uomo così.

«Opifices omnes in sordida arte versantur; nec enim quicquam ingenuum habere potest officina.»

Tutti gli artigiani esercitano un mestiere volgare: una bottega, infatti, non può avere in sé nulla di nobile.

Cicerone — De Officiis, I, 150

Cicerone, qui, aveva torto marcio. E per accorgersene basta passare mezz’ora in una qualsiasi officina onesta d’Italia. Questo articolo, in fondo, è la nostra replica — con trent’anni di ritardo su duemila anni di pregiudizio.

Napoli, anni Ottanta

Tredici anni e già le mani sporche

La domanda di rito — qual è la passione che ti ha spinto a mettere le mani sui motori? — Giovanni la liquida senza giri di parole.

«È nata proprio dal cuore. Da piccolo.»

Piccolo davvero: tredici anni. Non quindici, non sedici. Tredici. E non in un garage di paese, ma a Napoli, zona Piazza Nazionale, dove un ragazzino si è ritrovato davanti moto che andavano dai 350 fino ai 1000 di cilindrata.

Erano gli anni Ottanta, e per Giovanni restano gli anni più belli.

«Erano gli anni dei due tempi. I due tempi sono più facili. Poi sono arrivati i quattro tempi… ma i 400, i 500, i 750, le Norton, bellissime moto. E le mille.»

Chi ha vissuto quella stagione sa esattamente di cosa parla: motori onesti, smontabili, che ti insegnavano il mestiere mentre te lo facevano sudare. Nessun corso, nessun manuale, nessun tutorial. Solo l’imitazione paziente di chi ne sapeva più di te — quella che Seneca considerava l’unica scuola davvero efficace:

«Longum iter est per praecepta, breve et efficax per exempla.»

Lunga è la via attraverso i precetti, breve ed efficace quella attraverso gli esempi.

Seneca — Epistulae ad Lucilium, 6, 5

Scafati, 1997

L’incontro che cambia tutto

A Scafati Giovanni arriva quasi trent’anni fa, chiamato a lavorare nell’azienda di Vincenzo Cirillo. E qui succede la cosa che, raccontata da lui, somiglia più a una storia di famiglia che a un colloquio di lavoro.

«È stato un incontro di passione. Ci siamo trovati subito, dal primo momento. E poi non ci siamo più lasciati.»

Trent’anni dopo, quel non ci siamo più lasciati è ancora vero in senso molto letterale. Giovanni esce di casa alle 7:30 del mattino e rientra alle otto di sera. A pranzo non chiude: resta in officina.

«Casa mia è diventata un albergo, soltanto per dormire. Questo ce l’ho nel sangue: senza motori io non so vivere.»

Non è la frase dell’azienda. È la frase dell’uomo. Ed è la stessa cosa che Virgilio, con quattro parole, aveva messo al centro delle Georgiche: non il lavoro come castigo, ma il lavoro ostinato come unica forza capace di piegare la materia.

«Labor omnia vicit improbus.»

Il lavoro ostinato ha vinto ogni cosa.

Virgilio — Georgiche, I, 145-146

La prova del fuoco

Il no al chirurgo

C’è un episodio che, più di ogni altro, spiega che tipo di uomo si ha davanti. Dopo un intervento alla schiena, il chirurgo mette le cose in chiaro: da questo momento, niente più moto.

«Dottore, voi siete impazzito. Dovrei soltanto morire.»

Giovanni è tornato in sella. E continua a seguire le moto degli altri con lo stesso metro con cui tratta la propria — che poi, per un motociclista, è l’unica garanzia che conti davvero: trovare qualcuno che curi la tua moto come se fosse la sua.

Sarebbe piaciuto a Ennio, il vecchio poeta che Cicerone citava a memoria parlando di amicizia: amicus certus in re incerta cernitur, l’amico sicuro si riconosce nella situazione insicura. Vale per gli amici. Vale, parola di chi ha rimediato una foratura a novanta chilometri da casa, anche per i meccanici.

Il punto di vista dal banco

«I giapponesi non hanno più il primato»

Sulla tecnologia attuale Giovanni non fa il nostalgico. Riconosce che il quadro è cambiato: la qualità che un tempo era esclusiva di pochi marchi oggi è molto più distribuita, anche perché diversi costruttori producono motori per case blasonate.

«Oggi, con la nuova tecnologia, siamo a un altro livello. I giapponesi non hanno più il primato.»

Detto da uno che ha smontato di tutto dagli anni Ottanta in poi, vale più di una prova comparativa. Perché il banco di un’officina è l’unico laboratorio dove le moto arrivano dopo, non prima: quando i chilometri hanno già detto la verità.

La scheda di lavorazione

I consigli di Giovanni al motociclista

Gli abbiamo chiesto: cosa può fare da solo, a casa, chi va in moto? La risposta è pragmatica e ha un solo tema di fondo — il rispetto della moto.

01

Quello che puoi controllare tu

  • Livello olio motore
  • Liquidi: raffreddamento e freni
  • Catena: tensione e ingrassaggio

E qui si ferma. Il resto è officina.

02

Falla scaldare. Sempre.

È il punto su cui insiste di più.

«Non è che mettiamo in moto, mettiamo la marcia e spalanchiamo il gas. Dobbiamo rispettarla, dobbiamo prima farla riscaldare.»

Partire a freddo, magari con l’automatismo dell’aria ancora inserito, e dare gas di colpo significa maltrattare cambio, trasmissione e tutto ciò che ne consegue. Non a caso alcune moto moderne — Aprilia tra queste — mostrano sul display la scritta cold finché il motore non è in temperatura: la tecnologia che dice al pilota quello che Giovanni ripete da trent’anni.

03

Non aspettare che il rumorino diventi un guasto

«Ci sono persone che spalancano e poi vengono: “sento un rumorino”. Oggi, domani, dopodomani… e il motore è andato.»

04

Il tagliando non è solo l’olio

Il «cambio olio e filtro» è la punta dell’iceberg. Su ogni moto che entra il metodo è sempre lo stesso: si parte dai serraggi, si passa a olio motore, olio freni, controllo del tensionamento catena e ingrassaggio. Quella, dice Giovanni, è la garanzia. Un rituale ripetuto identico, ogni giorno, per trent’anni: nulla dies sine linea, nessun giorno senza tracciare una linea, come raccontava Plinio il Vecchio del pittore Apelle.

05

Il meccanico è un artigiano, non un tutorial

«Il meccanico è un lavoro artigianale, che si sviluppa piano piano. Non è che tutti lo possono essere.»

La sua immagine preferita è medica: la motocicletta è un corpo umano. E come non ci curiamo da soli dei nostri sintomi, la moto ha bisogno di specialisti che sappiano dove mettere le mani. È la stessa intuizione che apre gli Aforismi di Ippocrate — ars longa, vita brevis: l’arte richiede una vita intera, e la vita è breve. Chi promette di insegnartela in un pomeriggio ti sta vendendo qualcos’altro.

Elogio delle mani sporche

C’è un momento, in ogni viaggio in moto, che nessuno racconta mai. Non è la curva perfetta, non è il tornante al tramonto, non è la foto sul passo con il casco appoggiato sul serbatoio. È il momento in cui non succede nulla. Il motore gira, la catena tira, i freni mordono quando devono, la ruota resta attaccata all’asfalto sul fondo bagnato all’uscita della galleria. Non succede niente. E proprio per questo torniamo a casa.

Quel niente non è gratis. Quel niente ha un nome, un cognome, una partita IVA e una schiena operata. Quel niente è stato costruito, la sera prima, da un uomo chino su un banco alle sette e mezza di sera, mentre noi eravamo già a tavola.

Noi motociclisti abbiamo un vocabolario ricchissimo per celebrare la velocità e poverissimo per ringraziare chi la rende possibile. Sappiamo tutto dei cavalli, dei millimetri di escursione, delle mappature. Non sappiamo quasi mai il cognome dell’uomo che ha serrato quel dado alla coppia giusta. Eppure la nostra vita, ogni domenica mattina, sta appesa esattamente lì: a un serraggio fatto bene da qualcuno che non ci ha visto in faccia.

Le mani di Giovanni raccontano una storia che nessun curriculum saprebbe scrivere. Le unghie non tornano pulite, l’olio entra nelle pieghe della pelle e ci resta come un tatuaggio che nessuno ha scelto. Sono mani che hanno imparato a sentire: riconoscono un cuscinetto stanco dal rumore prima ancora che il tester lo confermi, capiscono da un giro di chiave se una filettatura sta per cedere. È una forma di sapere che non sta nei libri e non sta nei video: sta nei polpastrelli, e si trasmette soltanto stando accanto a chi lo possiede. Esattamente come diceva Seneca.

Chi ha letto Robert Pirsig sa che la manutenzione di una motocicletta non è mai soltanto meccanica: è un modo di stare al mondo, un esercizio di attenzione. E chi ha letto Primo Levi sa che l’orgoglio del montatore che stringe un bullone come si deve è la forma più laica e più solida di dignità che conosciamo. Giovanni non ha citato né l’uno né l’altro. Li ha semplicemente vissuti, per trent’anni, dalle sette e mezza alle otto di sera, senza chiudere a pranzo.

Torniamo allora a Cicerone e a quella sentenza tagliente: una bottega non può avere in sé nulla di nobile. Con tutto il rispetto per il più grande oratore di Roma: in una bottega di Scafati abbiamo trovato la fedeltà, la competenza, il rifiuto della scorciatoia e un uomo che ha detto no a un chirurgo pur di non rinunciare alla propria vita. Se questa non è nobiltà, allora la parola va riscritta.

Dante lo aveva capito meglio: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Virtù e conoscenza. Non c’è definizione migliore di un buon meccanico.

La prossima volta che la vostra moto vi riporta a casa senza un rumore fuori posto, fermatevi un secondo prima di togliervi il casco. Quel silenzio è il lavoro di qualcuno. Andate a dirglielo. Costa nulla, e vale trent’anni.

La nostra campagna

Abbasso i P.D.M.

Un meccanico può darvi una moto perfetta. Non può darvi l’attenzione: quella dovete metterla voi, ogni volta che girate la chiave. I P.D.M. — Pericoli Da Monitorare sono tutto ciò che ci ruba lo sguardo mentre guidiamo: il telefono, la fretta, la testa altrove. Giovanni chiede alla moto rispetto. Noi lo chiediamo alla strada.

Aderire non costa niente: basta impegnarsi a guidare senza distrazioni. A chi sposa la causa spediamo gratuitamente il materiale della campagna — adesivi rifrangenti, toppe, portachiavi, magliette.

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Casco, guanti e… prudenza. Buon divertimento!

Giovanni — Moto Action (Motoraction SRL), Scafati (SA)
Il meccanico del mese, agosto 2026 — motociclismo.top


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